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Casino dell’AURORA di Guido Reni a Palazzo Pallavicini Rospigliosi

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Il Palazzo Pallavicini Rospigliosi è stato costruito a Roma dalla famiglia Borghese sul colle del Quirinale.

Storia e descrizione

La costruzione sorge sui ruderi delle Terme di Costantino, oggi inglobati nello scantinato del Casino.

Il palazzo fu costruito dal cardinale Scipione Borghese, nipote del papa Paolo V, come grande dimora della famiglia edificata accanto alla residenza papale del Palazzo del Quirinale.

La costruzione del palazzo fu affidata dal cardinale Caffarelli-Borghese a Flaminio Ponzio al quale succedette nel 1613, dopo la morte del Ponzio, l’architetto Carlo Maderno, mentre il giardino (con il Casino dell’Aurora) fu progettato da Giovanni Vasanzio.

Foto Palazzo Rospigliosi da pagina facebook

Foto Palazzo Rospigliosi da pagina facebook

Il palazzo passò successivamente, per breve tempo, a Giovanni Angelo Altemps, che lo acquistò nel 1616 facendolo rifinire da da Onorio Longhi. Già sei anni dopo però veniva rivenduto ai Bentivoglio, passò quindi ai Lante e poi al cardinal Mazarino e da lui ai suoi eredi Mancini. Durante questo tempo, servì da sede all’ambasciata francese prima che essa fosse traferita nel più spazioso Palazzo Farnese.

Nel 1704 il palazzo fu acquistato dal principe Giovanni Battista Rospigliosi, figlio di Camillo e nipote di papa Clemente IX, e da sua moglie, la principessa Maria Camilla Pallavicini, e divenne l’abitazione della famiglia Rospigliosi Pallavicini, che ancora ne possiede la metà, mentre l’altra metà, ceduta dai Rospigliosi dopo la grave crisi finanziaria che coinvolse la famiglia, dovuta agli sforzi per sostenere gli oneri di bonifica della tenuta di Maccarese ed il contemporaneo crollo dei prezzi dei terreni, fu per molti anni la sede della Federconsorzi ed attualmente è la sede della Coldiretti. Il casino è occasionalmente affittato per riunioni e conferenze.

Il Casino dell’Aurora – Opere d’arte

Casino dell'Aurora - esterni. Foto da pagina facebook

Casino dell’Aurora – esterni. Foto da pagina facebook

Le attrattive principali del palazzo oggi includono un piccolo museo che contiene una collezione rinascimentale-barocca superba e il Casino dell’Aurora, così denominato in quanto ospita l’omonimo, splendido, affresco di Guido Reni (1614). Illusionisticamente poggiata al soffito del piccolo ambiente come quadro riportato, il dipinto raffigura Apollo nel suo carro preceduto da Aurora, che porta la luce al mondo. L’affresco di Guido è uno dei capolavori del classicismo romano e richiama i rilievi di antichi sarcofagi, di cui la facciata del Casino è riccamente istoriata. Possibile prototipo di quest’opera del Reni è un quadro riportato della Galleria Farnese – spettante ad Agostino Carracci – che raffigura Aurora e Cefalo. Sulle pareti sono quattro affreschi delle stagioni dipinti da Brill e due trionfi dipinti da Antonio Tempesta.

La Galleria d’arte Pallavicini, il cui primo nucleo fu costituito dal cardinale Lazzaro Pallavicini, include oggi più di 540 pitture, disegni e sculture di artisti come Annibale Carracci, Pietro da Cortona, Nicolas Poussin, Botticelli, Lorenzo Lotto, Peter Paul Rubens, Domenichino, Luca Signorelli, Guido Reni e Guercino, tra i quali il Trionfo della Castità di Lorenzo Lotto. Non accessibile al pubblico, essa costituisce, con le collezioni possedute dalle famiglie Colonna e Doria-Pamphilij, una delle più grandi raccolte private d’arte a Roma. Gli ambienti sono affrescati da Paul Brill e una loggia in giardino è decorata dagli affreschi di Orazio Gentileschi e di Agostino Tassi.

Informazioni

Responsabile Congressi: Luisa Capaccioli

Indirizzo:
Palazzo Pallavicini
Via XXIV Maggio, 43
00187 Roma

Tel.: 06 83467000
Fax: 06 83467070

mail: aurorapallavicini@holdingimmobiliarepallavicini.it
sito: www.CasinoAuroraPallavicini.it

APERTURA AL PUBBLICO

Il Casino apre al pubblico, limitatamente alla sala centrale affrescata da Guido Reni, il 1° giorno di ogni mese (escluso gennaio) con il seguente orario:
dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00.
INGRESSO GRATUITO

VISITE PRIVATE
Tutti i giorni della settimana, con massimo 15/18 gg di preavviso, si possono richiedere aperture straordinarie per minimo 20 persone della durata di 1 ora. In questa occasione sono visitabili anche le due sale laterali. Contattare la proprietà per conoscere le condizioni di apertura straordinaria.

Su richiesta, è disponibile a pagamento l’assistenza di guide specializzate (anche in lingua straniera)

L’affresco dell’Aurora di Guido Reni

Sulla volta del grande ambiente centrale si può ammirare l’affresco dell’Aurora, eseguito da Guido Reni fra il 1613 e il 1614, a decorazione del soffitto dell’omonimo Casino, che è diventato una delle opere più famose e copiate della storia dell’arte, non venendo mai meno a questa fama in circa cinquecento anni.

 

Guido Reni realizzò l’affresco inserendolo al centro del soffitto, entro una grande cornice in stucco (vedi foto in alto), opera di Ambrogio Buonvicino, immaginandolo come un “quadro riportato” cioè senza tener conto del fatto che andasse visto dal basso, per cui non si avvalse di alcuna prospettiva tanto che, per la sua migliore godibilità, è bene servirsi di uno specchio.

Reni immaginò il sorgere del Sole dal mare, preceduto da Aurora che si libra nell’aria spargendo fiori; il putto accanto a lei è Fosforo, la prima stella del mattino. Segue il carro di Febo tirato da quattro focosi cavalli dal manto di diverso colore a indicare i differenti gradi di luce che precedono l’apparire del Sole; nella quadriga, circondato dalle “Ore“, siede Apollo.

Così descrive quest’opera straordinaria Vittorio Sgarbi 

Nel 1612 lo troviamo a dipingere gli affreschi di Santa Maria Maggiore, subito dopo, su commissione di Scipione Borghese, l’affresco dell’Aurora, compiuto nel 1614. Il suo idealismo, così convinto da mandare bagliori fino all’età neoclassica e oltre,ha una natura talmente apollinea da conquistare tutto lo spazio della volta celeste: il carro di Apollo nel corteo delle Ore è preceduto dall’Aurora; sopra i quattro cavalli vola Phosforos, il cavallo del mattino, con una torcia accesa, e, più in basso un lindo paesaggio marino attraversato da bianche vele. Il cielo di Guido Reni è dorato. Apollo guida il suo carro dentro il Sole, preceduto dall’Aurora in volo, sopra uno sconfinato mare azzurro. E’ finita la notte.

Raffaello può ritenersi soddisfatto: Guido Reni lo ha vendicato dopo che la pittura era stata trascinata sulla strada e costretta a misurarsi con soggetti più bassi e popolari. Caravaggio non solo è alle spalle: è rimosso. E Guido ritorna agli dei e al cielo per non scenderne più. La sua Aurora rappresenta un nuovo inizio, senza il principale rivale, dopo la prima stagione romana. Chiamato da Paolo V, ritornò nel 1613 e fu pagato nel 1616, come leggiamo in un documento, in cui è ricordato come Guido “Renzi”.
Manifesto del nuovo idealismo, il capolavoro di Reni apre la strada a una carriera con alcuni episodi mai drammatici per contrasto di forze, ma sempre memorabili per armonia di forme.

Dal cielo alla terra. Il tesoro d'Italia III - Vittorio Sgarbi
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