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La Galleria Sciarra è un edificio di Roma, sito nel rione Trevi. È noto come Galleria Sciarra, in quanto costituisce un passaggio pedonale coperto – cortile privato ma aperto al pubblico negli orari d’ufficio – tra via Marco Minghetti, vicolo Sciarra e piazza dell’Oratorio.

Descrizione

L’edificio nacque tra il 1885 e il 1888 come cortile estremo del palazzo Sciarra Colonna di Carbognano, nella fase di ristrutturazione e modernizzazione dei rioni centrali di Roma legata alla costruzione della nuova capitale, per collegare vari spazi della proprietà e dell’attività del principe Maffeo Barberini-Colonna di Sciarra[1]: la redazione della Tribuna (e dell’ultima Cronaca bizantina), fin allora ospitate nel retro di Palazzo Sciarra, e il Teatro Quirino.

Il progetto fu affidato all’architetto Giulio De Angelis[2], particolarmente attento all’uso della ghisa nelle nuove costruzioni. Il vano centrale è ricco di partiture architettoniche e fu dipinto da Giuseppe Cellini; la decorazione in stile liberty sviluppa il tema iconografico della “Glorificazione della donna”, illustrando modelli di virtù femminili:

  • La Pudica”,
  • “La Sobria”,
  • “La Forte”,
  • “L’Umile”,
  • “La Prudente”,
  • “La Paziente”,
  • “La Benigna”,
  • “La Signora”,
  • “La Fedele”,
  • “L’Amabile”,
  • “La Misericordiosa”

e rappresentando scene di vita quotidiana borghesi

Va notato che, nel restauro realizzato alla fine degli anni 1970, l’edificio fu completamente svuotato all’interno e ricostruito in cemento armato. Furono però salvaguardate le decorazioni pittoriche e le strutture in ferro. La copertura a volta è realizzata in ferro e vetro.

Anticamente, nella zona occupata dalla galleria, si trovava la Porticus Vipsania, costruita da Vipsania Polla, sorella di Marco Vipsanio Agrippa (che possedeva una villa nei dintorni).

Note

  1. Maffeo Barberini-Colonna di Sciarra, Roma 1850 – Frascati 1925. Grande protagonista della vita politico-mondana della Roma umbertina, editore di giornali, committente di attività immobiliari e fondiare, come la bonifica della sua tenuta di Montemaggiore in Sabina, a Montelibretti, dove ancora esiste un palazzo Barberini. Uomo di grandi idee e di pari prodigalità, rimase coinvolto, anche se marginalmente, nell’affaire Banca Romana. Si trasferì allora a Parigi (1893), dove sposò una marchesa de Bonneval; al ritorno in Italia, nel 1919, si ritirò a Frascati, dove acquistò la villa Belpoggio, restandovi fino alla morte.
  2. Giulio De Angelis, Roma, 1845 – Anzio 1906. Crebbe a Perugia, dove frequentò l’Accademia di Belle Arti, e si diplomò al Politecnico di Milano nel 1868. La costruzione di una serie di villini al Macao, per conto della Società di credito mobiliare, attorno al 1877, segnò l’inizio della sua fortuna come architetto romano. Durante gli anni 1880 fu l’architetto del principe Maffeo Barberini-Colonna di Sciarra, per il quale realizzò, oltre alla Galleria Sciarra, il restauro del teatro Quirino, l’immobile tra via delle Muratte e via Minghetti, e un’ultima ristrutturazione di villa Sciarra a Roma, prima che fosse venduta. Tra le migliori realizzazioni di De Angelis possono essere considerati il palazzo La Rinascente a largo Chigi, e la sede de Il Popolo Romano di Chauvet a via Due Macelli. Rimasti impastoiati nello scandalo della Banca Romana i suoi due principali committenti, De Angelis passò dalla professione privata ad incarichi pubblici, come assessore al comune di Roma tra il 1889 e il 1895, e responsabile di vari rilevanti restauri, dalle terme di Caracalla al palazzo papale di Viterbo, al palazzo Vitelleschi di Corneto Tarquinia.

Galleria Fotografica

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