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Opere del Bernini esposte alla Galleria Borghese

Opere del Bernini esposte alla Galleria Borghese

La galleria Borghese si trova in piazzale Scipione Borghese 5, all’interno della villa Borghese Pinciana a Roma in Italia.

Il museo espone opere di Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova,Caravaggio, Raffaello, Pieter Paul Rubens, Tiziano.
Si può considerare unica al mondo per quel che riguarda il numero e l’importanza delle sculture del Bernini e delle tele del Caravaggio.

Nel 2013 è stato il nono sito statale italiano più visitato, con 498.477 visitatori e un introito lordo di 3.193708,50 euro.

Per visitare la Galleria Borghese è necessaria la
prenotazione dei biglietti che trovate a questo indirizzo.

Le opere maggiori del Bernini 

  • Capra Amaltea
  • Enea, Anchise e Ascanio
  • Ratto di Proserpina
  • David
  • Apollo e Dafne
  • Busti di Scipione Borghese
  • La Verità
  • Busto di Paolo V

Capra Amaltea

capraamalteaGiove bambino e un fauno nutriti dalla capra Amaltea è una scultura alta 45 cm; è stata attribuita a Gian Lorenzo Bernini, da Roberto Longhi nel 1926.

Rappresenta un episodio dell’infanzia di Giove quando, salvato dalla minaccia del padre Saturno, fu allevato dalle Ninfe presso il monte Ida col miele e col latte della capra Amaltea.

Secondo alcune fonti l’artista, assistito dal padre, cominciò ad eseguire le prime sculture già verso i dieci anni di età e questa, per alcune incertezze come il modo grossolano di rappresentare i capelli, sembra un’opera di una mano incerta ma che già mostra le doti che lo renderanno celebre. Per lo stile che imita la vivacità e il naturalismo dell’arte ellenistica, la scultura fu anche ritenuta un originale antico ed è considerata da molti la prima opera in assoluto di Bernini databile entro il 1615.

Il marmo è trattato in maniera diversa nelle varie zone per rendere sia la sensazione tattile della superficie dei corpi, come il pelo della capra e la pelle morbida dei bambini, ma anche per avere una diversa luminosità, una resa addirittura cromatica, per esempio il latte bianchissimo che sta bevendo il satiretto.

Questa ricerca di effetti espressivi e realistici e di imitazione della materia e delle sue varianti sono indicativi di come l’artista fin da giovane volesse cimentarsi sul tema della Mimesi, ovvero dell’imitazione della natura, con l’intento addirittura di superarla come avverrà nelle opere successive e di trovare grazie al virtuosismo dell’esecuzione la via per superare i limiti materici della scultura.

La capra Amaltea nasconde anche un’allegoria dei quattro sensi evocata dai gesti e dalle azioni: la vista con il gioco di sguardi, il tatto con la mungitura del piccolo Giove, il gusto con il satiretto che beve dalla conchiglia e infine l’udito con il suono che pare di sentire nel belato della capra e dalla campanella che porta sul collo.

eneaascanioEnea, Anchise e Ascanio

Enea, Anchise e Ascanio è un gruppo scultoreo eseguito da Gian Lorenzo Bernini, eseguito tra il 1618 e il 1619.

Storia

Domenico Bernini, figlio di Gian Lorenzo, attribuiva l’opera al padre quindicenne datandola quindi al 1613. Anche Filippo Baldinucci accettava la datazione proposta, ma considerava l’opera come frutto di una collaborazione tra Gian Lorenzo e suo padre Pietro.
Il ritrovamento di una nota di pagamento per il piedistallo risalente al 1619 ha posticipato la realizzazione del gruppo scultoreo a ridosso di questa data (1618 – 1619): l’opera sarebbe stata quindi realizzata da un Gian Lorenzo ventiduenne e senza alcuna sorta di collaborazione.
Di fatto è comunque il gruppo scultoreo più antico dei quattro realizzati per il cardinale Scipione Borghese.

Descrizione e stile

Il soggetto è tratto dall’Eneide di Virgilio: è il momento della fuga da Troia in fiamme. Enea ha sulle spalle il vecchio padre Anchise ed è seguito dal figlioletto Ascanio.
Bernini segue alla lettera il testo virgiliano, dove Anchise siede su una sola spalla di Enea.
La diversa età dei tre protagonisti ha dato occasione all’artista di esibire il suo virtuosismo tecnico nella resa della pelle dei tre soggetti: vellutata e morbida del bambino, vigorosa e turgida di Enea, molle e raggrinzita di Anchise.

Ratto di Proserpina

Di Jk1677 (Opera propria) [CC BY-SA 4.0], attraverso Wikimedia Commons

Di Jk1677 (Opera propria) [CC BY-SA 4.0], attraverso Wikimedia Commons

Il Ratto di Proserpina è un gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini commissionato da Scipione Borghese ed eseguito tra il 1621 e il 1622, quando l’artista aveva solo 23 anni.

L’opera di Bernini coglie l’azione al culmine del suo svolgimento e offre all’osservatore il massimo del pathos: le emozioni dei personaggi sono infatti perfettamente rappresentate e leggibili attraverso la gestualità e l’espressività dei volti. Plutone è contraddistinto dai suoi attributi regali (la corona e lo scettro), mentre, dietro di lui, il cane Cerbero controlla che nessuno ostacoli il percorso del suo padrone, girando le sue tre teste in tutte le direzioni. Proserpina lotta inutilmente per sottrarsi alla cattura di Plutone spingendo la sua mano sul volto del dio, il quale, invece, la trattiene con forza, affondando letteralmente le sue dita nella coscia e nel fianco della donna. Con questo dettaglio, attraverso cui Bernini ha reso la morbidezza della carne di Proserpina, lo scultore ha dimostrato il suo stupefacente virtuosismo.

Leggere l’intera descrizione dell’opera qui

David

Il David di Gian Lorenzo Bernini (marmo, 170 cm Roma, Galleria Borghese) che riprende il mito biblico di Davide e Golia – il quale vede Davide (David) affrontare il gigante Golia armato di una fionda (altri scultori lo raffigurano con una spada) – scolpito tra il 1623 e il 1624. L’opera fu commissionata all’artista dal cardinale Scipione Borghese.

Bernini, seguendo gli schemi del barocco, raffigura il David un momento prima che quest’ultimo scagli la pietra che ucciderà il gigante Golia, cogliendolo in una torsione e in una espressione di sforzo con una massima tensione fisica ed emotiva.

A differenza della visione rinascimentale (anche Donatello, Verrocchio e Michelangelo rappresentano il David), la visione barocca del Bernini è elaborata nel movimento, coglie tutte le espressioni corporee che manifestano lo sforzo riportando anche il minimo particolare, in una posa sinuosa e plastica.

Il viso del David sembra essere un autoritratto del Bernini stesso alle prese con la durezza del marmo. Da notare, la fronte corrugata e gli occhi rivolti verso il bersaglio, le labbra rientrate a testimonianza del grande sforzo effettuato nello scatto e i capelli ondulati (o ricci) che riportano nuovamente alla rappresentazione del movimento.

Ai piedi del David vi è la corazza (secondo il mito prestata dal re Saul), lasciata cadere perché troppo pesante, sotto alla quale è possibile scorgere una testa d’aquila (innestata nell’arpa che David suonerà dopo la vittoria) in riferimento alla casa Borghese. Bernini ha voluto rappresentare il David in modo da dare la possibilità allo spettatore di osservarlo da tre diverse angolazioni, dalle quali è possibile cogliere altrettanti diversi aspetti della scultura e del suo movimento.

Apollo e Dafne

apolloedafneL’Apollo e Daphne è un gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini eseguito tra il 1622 e il 1625.

Il soggetto del gruppo è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, testo diffusissimo nel XVI secolo e fonte d’ispirazione per artisti e poeti. Nell’episodio narrato, Apollo si vanta di saper usare come nessun altro l’arco e le frecce, meritandosi così la punizione di Cupido, che lo colpisce con uno dei suoi dardi facendolo innamorare della bella ninfa Dafne, la quale però aveva consacrato la sua vita a Artemide e alla caccia.

L’amore di Apollo è irrefrenabile, perciò Dafne chiede aiuto al padre Penéo, dio dei boschi, il quale per impedire ai due di congiungersi la trasforma in un albero di Alloro, che da quel momento diventerà sacro per Apollo. Questo è in breve l’episodio che Bernini rappresenta fedelmente proprio nel momento della trasformazione della ninfa in pianta.

La scena è spettacolare e terribile al tempo stesso. Rincorsa da Apollo, Dafne si protende in avanti, la sua metamorfosi si compie ed è visibile nelle mani che prendono la forma di rami e di foglie, mentre i capelli e le gambe si trasformano in tronco e i piedi in radici; Apollo la guarda incredulo ma rimane impassibile; lo sguardo della Ninfa è invece al contempo sbigottito e pieno di terrore.

La drammaticità dell’episodio mitologico è però ingentilito dalla grazia ellenistica. L’Apollo della Galleria Borghese è infatti ispirato all’Apollo del Belvedere dei Musei Vaticani del IV secolo e anche al contemporaneo Atalanta e Ippomene di Guido Reni del Museo di Capodimonte di Napoli, dove i personaggi sono bloccati nel momento culminante e drammatico, ma sempre con una grazia formale e una posa elegante assolutamente calibrata.

L’immagine ha una sua sequenza temporale: si percepisce il movimento, la provenienza dei protagonisti e, nel caso di Daphne, il suo aspetto prima e dopo l’attimo raffigurato; ma aveva anche una sequenza che l’artista, con una soluzione da regista teatrale, aveva previsto per l’osservatore, che, entrando nella stanza dal lato sinistro, incontrava con lo sguardo prima Apollo, notandone il movimento, poi, ponendosi frontalmente, veniva posto davanti allo spettacolo raccapricciante della trasformazione con tutti i suoi particolari. Infine, scorrendo verso destra, scorgeva le espressioni drammatiche dei due “attori”, completando la sua immersione nella storia. Il principio dell’ut pictura poesis era rispettato pienamente.

L’arte di Bernini sapeva accontentare in pieno i gusti dei committenti che da lui si aspettavano quell’invenzione e quello scatto di genio che potesse dar corpo alle loro attese, in questo caso creare delle forme che, nate da un contesto letterario, mantenevano e anzi amplificavano il valore evocativo della parola.

La spettacolarità dell’immagine tramite i molti particolari verosimili come la carne che si trasforma in legno o le dita che prendono la forma di sottilissime foglie è uno dei principi di base dell’estetica Barocca.

Altre Opere

  • Busti di Scipione Borghese

  • La Verità

  • Busto di Paolo V

Per visitare la Galleria Borghese è necessaria la prenotazione dei biglietti che trovate a questo indirizzo:

prenotazione e acquisto biglietti Galleria Borghese

Orario

Mar-dom ore 9.00 – 19.00 (con accesso ogni due ore – ultimo ingresso alle 17.00)
Chiuso lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio

Aperto 24 e 31 dicembre con orario e ingressi consueti

La prenotazione è sempre obbligatoria

Prima domenica di ogni mese: ingresso al museo gratuito per tutti. Le mostre temporanee potrebbero invece seguire la consueta tariffazione

La prenotazione del biglietto per visitare la Galleria Borghese è comunque sempre obbligatoria, anche se trattasi di ingresso gratuito.

All’interno del Museo è obbligatorio depositare tutte le borse, ombrelli, macchine fotografiche o altri oggetti ingombranti al guardaroba ed è assolutamente vietato tenere accesi i telefoni cellulari. A questo fine è utile consigliare ai visitatori di recarsi al Museo almeno 20-30 minuti prima della visita per evitare di ritardare l’ingresso a causa delle file al guardaroba. Non  è possibile lasciare al guardaroba valigie, trolley, giacche o cappotti. E’ vietato l’ingresso di animali così come fare fotografie.

Informazioni

Intero: € 11,00 (inclusa la prenotazione)
Ridotto: € 6,50 (inclusa la prenotazione)
-Cittadini dellʼUE tra i 18 e i 25 anni;
– Insegnanti di ruolo nelle scuole statali.

Link prenotazione e acquisto biglietti Galleria Borghese

Gratuito: da aggiungere la prenotazione obbligatorio € 2,00 

Galleria fotografica

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